Carissimi, Papa Francesco ha scritto: Mentre giunge al termine l’anno, raccogliamo, come in una cesta, i giorni, le settimane, i mesi che abbiamo vissuto, per offrire tutto al Signore. E domandiamoci coraggiosamente: come abbiamo vissuto il tempo che Lui ci ha donato? Lo abbiamo usato soprattutto per noi stessi, per i nostri interessi, o abbiamo saputo spenderlo anche per gli altri? Quanto tempo abbiamo riservato per stare con Dio, nella preghiera, nel silenzio, nella adorazione”?

La tentazione forte per molti è quella di maledire il tempo che abbiamo appena vissuto e che ancora stiamo vivendo. Sono stati mesi contrassegnati dal dolore della morte, dalla paura nei confronti di un nemico invisibile, dall’ansia del contagio, dalla frustrazione di non poter più fare tutto quello che contraddistingueva la nostra abitudinaria normalità… aggiungiamoci pure tutte le pagine che volete, di quello che ognuno di noi ha vissuto personalmente… che fatica caro 2020! Ci hai messo realmente alla prova! Ma non vogliamo cadere nella tentazione dell’autocommiserazione: “mal comune mezzo gaudio”, “c’è chi sta peggio”, “alcuni di noi tutto sommato hanno visto anni peggiori”, e avanti così…

Spostiamo invece l’attenzione su un altro aspetto, scaviamo più in profondità! Entriamo nel significato profondo del tempo secondo la logica di Dio. Se leggiamo con la memoria le pagine di storia che ognuno di noi ha scritto anche quest’anno, troveremo si, fatica, sofferenza, scoraggiamento, ma anche tanto altro. Abbiamo sperimentato la voglia di reagire inventandoci mille modi per continuare la nostra vita di sempre. Ogni sera e nel buio della notte più profonda, abbiamo avuto il coraggio di puntare lo sguardo fisso verso l’alto in attesa di un piccolo segno di luce e di speranza. Come dimenticare le tante esperienze di condivisione che ci hanno fatto sentire di nuovo finalmente tutti fratelli sulla stessa nave seppur in preda alla tempesta. I nostri occhi si sono riempiti di meraviglia osservando, testimoni oculari, quei gesti eroici molto spesso nascosti e anonimi, di uomini e donne che invece di pensare prima a se stessi, hanno dedicato il loro tempo, le loro energie, messo da parte i loro sogni e progetti, prendendosi cura esclusivamente di chi stava soffrendo di più. Abbiamo finalmente imparato la bellezza del prendersi cura. Il Papa ci chiede di diventare “profeti e testimoni della cultura della cura, per colmare le tante disuguaglianze sociali”. Perché la barca dell’umanità, dove “nessuno si salva da solo”, può “navigare con una rotta sicura e comune” solo col “timone della dignità della persona” e la “bussola dei principi sociali fondamentali”. Dio si è incarnato nel nostro tempo, anche in questo tempo, e non ci ha lasciati da soli a combattere! Scavare più in profondità vuol dire proprio questo: cantare il nostro “Te Deum”, il nostro semplice Grazie a  Dio che rivelandosi nelle pagine della storia, della nostra storia, ci indica la strada e ci dona forza e coraggio per essere noi stessi vero principio di cambiamento. Allora, ogni esperienza semplice o complicata che sia, ogni momento vissuto alla presenza di Dio, sotto il suo sguardo e la sua protezione, potrà diventare vero tempo di Grazia. A Maria, madre esperta del “prendersi cura” affidiamo il tempo passato, guardando con speranza il futuro che ci attende. Chiediamole la grazia di vivere con passione il tempo presente!

 

Te Deum laudámus: * te Dóminum confitémur.
Te ætérnum Patrem, * omnis terra venerátur. Tibi omnes ángeli, *
tibi cæli et univérsæ potestátes:
tibi chérubim et séraphim *
incessábili voce proclamant:

Sanctus, * Sanctus, * Sanctus *
Dóminus Deus Sábaoth.

Pleni sunt cæli et terra * maiestátis glóriæ tuae.
Te gloriósus * Apostolórum chorus,
te prophetárum * laudábilis númerus,
te mártyrum candidátus * laudat exércitus.

Te per orbem terrárum *
sancta confitétur Ecclésia,
Patrem * imménsæ maiestátis;
venerándum tuum verum * et únicum Fílium;
Sanctum quoque * Paráclitum Spíritum.

Tu rex glóriæ, * Christe.
Tu Patris * sempitérnus es Filius.
Tu, ad liberándum susceptúrus hóminem, *
non horruísti Virginis úterum.

Tu, devícto mortis acúleo, *
aperuísti credéntibus regna cælórum.
Tu ad déxteram Dei sedes, * in glória Patris.
Iudex créderis * esse ventúrus.

Te ergo, quæsumus, tuis fámulis súbveni, *
quos pretióso sánguine redemísti.
ætérna fac cum sanctis tuis * in glória numerári. Salvum fac pópulum tuum, Dómine, *
et bénedic hereditáti tuæ.
Et rege eos, * et extólle illos usque in ætérnum. Per síngulos dies * benedícimus te;
et laudámus nomen tuum in sæculum, *
et in sæculum sæculi.

Dignáre, Dómine, die isto *
sine peccáto nos custodíre.
Miserére nostri, Dómine, * miserére nostri.

Fiat misericórdia tua, Dómine, super nos, *
quemádmodum sperávimus in te.
In te, Dómine, sperávi: *
non confúndar in ætérnum.

Noi ti lodiamo, Dio *
ti proclamiamo Signore.
O eterno Padre, *
tutta la terra ti adora.

A te cantano gli angeli *
e tutte le potenze dei cieli:
Santo, Santo, Santo *
il Signore Dio dell’universo.

I cieli e la terra *

sono pieni della tua gloria.
Ti acclama il coro degli apostoli *
e la candida schiera dei martiri;

le voci dei profeti si uniscono nella tua lode; *
la santa Chiesa proclama la tua gloria,
adora il tuo unico figlio, *
e lo Spirito Santo Paraclito.

O Cristo, re della gloria, *
eterno Figlio del Padre,
tu nascesti dalla Vergine Madre *
per la salvezza dell’uomo.

Vincitore della morte, *
hai aperto ai credenti il regno dei cieli.
Tu siedi alla destra di Dio, nella gloria del Padre. *
Verrai a giudicare il mondo alla fine dei tempi.

Soccorri i tuoi figli, Signore, *
che hai redento col tuo sangue prezioso.
Accoglici nella tua gloria *
nell’assemblea dei santi.

Salva il tuo popolo, Signore, *
guida e proteggi i tuoi figli.
Ogni giorno ti benediciamo, *
lodiamo il tuo nome per sempre.

Degnati oggi, Signore, *
di custodirci senza peccato.
Sia sempre con noi la tua misericordia: *
in te abbiamo sperato.

Pietà di noi, Signore, *
pietà di noi.
Tu sei la nostra speranza, *
non saremo confusi in eterno.

 Il vostro Parroco

Don Gianmarco Pernice

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