Non so voi, ma oggi ho ufficialmente terminato la pazienza, sinceramente non ne posso più di sentire tutti che dicono tutto e il contrario di tutto. Siamo davvero bravi a girare e rigirare i discorsi, lo facevamo già prima, ma ora, invece di imparare la lezione, siamo addirittura peggiorati in questo: per forza, in questi giorni non si può fare altro: ci hanno chiusi in casa e siamo diventati tutti opinionisti, tutti bravi a sparare giudizi a caso, a tirare fuori la nostra teoria, senza argomentazione e senza riscontro, basta aggiungere un parolone che faccia scalpore e se i like salgono, la nostra “teoria del cavolo” diventa la “teoria del tutto”.

Sinceramente sono stanco e da due settimane ho deciso di informarmi solo una volta al giorno utilizzando fonti autorevoli. Sapete? Ne ho guadagnato in tempo e in ansia e ora sto molto meglio. Chi mi conosce da un po’, sa che amo solo e molto le teorie che trovano un riscontro nel reale. Mi piacciono le riunioni che partono da problemi, concetti e dati raccolti solo se si concludono in maniera operativa. Per questo motivo in questa domenica mi piace vedere Gesù scagionare Tommaso. Certo lo accusa ma poi lo capisce e lo spinge oltre.

Tommaso è sempre stato l’apostolo simbolo del dubbio e persino dell’incredulità, quasi come se fosse una bandiera che sventola sulle acque agitate della modernità. Mi piace invece cogliere in lui l’immagine della concretezza e della meraviglia, come svelano i suoi occhi curiosi e sbigottiti e le sue dita protese verso il costato di Cristo nel famoso dipinto di Caravaggio. Attraverso Tommaso possiamo riconoscere che la risurrezione di Gesù non è una fantasia o un’invenzione di qualche apostolo visionario o dello slancio amoroso della Maddalena. Si tratta invece di un fatto reale, constatabile come il corpo che si vede e come le ferite che si toccano. Un fatto che apre la terra al cielo e introduce all’infinito il cuore dell’uomo. L’apostolo Tommaso riconosce nel modo più esplicito e determinato l’identità di Gesù e dice: «Mio Signore e mio Dio». Dalla teoria dell’incertezza alla concretizzazione della fede!

In queste settimane molti hanno riscoperto la bellezza della vita interiore: non potendo andare a Messa ci siamo inventati nuovi modi per vivere la comunione spirituale e per sentire Dio che ci parla e ci ascolta, abbiamo trasformato le nostre case in piccole chiese domestiche ma dentro di noi sappiamo che senza i Sacramenti vissuti con la nostra comunità, ci manca qualcosa di fondamentale: la concretezza dell’incarnazione. La Messa in streaming può servire per un breve tempo e in situazione di necessità, ma non potrà mai sostituire la concretezza della vita vera vissuta alla luce del Vangelo all’interno della nostra comunità di credenti. Come Tommaso anche noi abbiamo bisogno di ritornare a vivere quei segni che forse adesso acquistano più valore e più significato proprio perché ci sono stati tolti. Ritorneremo alle nostre celebrazioni e non saranno più tristi e noiose, scontate e ripetitive ma uniche e speciali; vero incontro con il “nostro Signore e il nostro Dio”.  Ritorneremo a casa rinnovati dalla Grazia, illuminati dalla Parola, pronti a vivere la nostra missione con quel coraggio e quella creatività necessarie per costruire qualcosa di totalmente nuovo e inedito. Ma soprattutto insieme! Quanto manca? Poco! Spero e prego molto poco! Ma da quel giorno promettiamo di vivere ogni celebrazione come se fosse la prima, l’unica, l’ultima.

Il vostro Parroco

Don Gianmarco Pernice

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