Lo ricorderemo così: nell’anno 2020 l’intero pianeta visse una Pasqua autentica! Iniziò tutto con un periodo di quaresima che ci costrinse a svuotarci completamente di tutte le nostre certezze: girare liberi per le nostre strade, comprare quello che volevamo, incontrare le persone a noi care, fare sport, correre liberi all’aria aperta, viaggiare per conoscere terre lontane, sognare e sognare di spingerci oltre. Eravamo tutti pieni di orgoglio e ci sentivamo onnipotenti. In una frazione di secondo cambiò tutto. Tutto fermo: bloccati, paralizzati, dentro e fuori, in una sorta di limbo che ci costrinse ad entrare in noi stessi per aggrapparci all’essenziale, si proprio quell’essenziale che è invisibile agli occhi. E così iniziò l’immensa processione di persone risultate positive ad un virus mai visto prima, che ti toglieva l’aria dai polmoni.

La Via Crucis del personale sanitario che risaliva il Calvario della pandemia, sopraffatto e con l’angoscia nel cuore per la paura di non riuscire a resistere. Ospedali al collasso.
Medici con il camice bianco portare la croce dolorosa delle persone contaminate. Gli scienziati sudare acqua e sangue, come al Getsemani, per trovare un trattamento o un vaccino. Città blindate e per le strade vuote, di giorno e di notte senza più orari, sirene di ambulanze di volontari coraggiosi rischiare la vita in quella corsa verso l’ospedale più vicino in cerca di ossigeno e altrettanti volontari sfidare il pericolo invisibile per portare cibo e medicine a tutti noi senza tregua e senza sosta, mani della provvidenza che ricevono e rilanciano il dono a chi soffre e ha paura, cirenei pronti ad offrirsi in un modo o nell’altro per portare le pesanti croci di chi ancora incredulo non sa reagire. Veroniche esposte all’infezione per asciugare il volto di persone contaminate.

Sentimmo Gesù cadere a terra, ogni volta che vedevamo in tv i numeri del freddo conteggio delle vittime. Fu disarmante il dolore della corona di spine dei bambini obbligati a vivere questa crisi rinchiusi, senza capire troppo bene… senza poter correre nei loro oratori, senza poter incontrare i loro amici a scuola, a fare sport. E non mancarono in questa via di dolore i Ponzio Pilato che se ne lavarono le mani… che cercarono di trarre un profitto politico o economico dalla situazione, senza tenere conto delle persone. Ma ci furono anche governanti veri, trasparenti e sinceri, dediti al servizio nel popolo.
Soffrirono, impotenti come i discepoli senza il Maestro, gli anziani, i carcerati e altrettante famiglie e persone sole confinate in quattro mura, molte con problemi, non sapendo come e quando tutto fosse finalmente finito. Nelle chiese aperte ma vuote, in un silenzio assordante durante il sabato Santo dell’umanità, fummo costretti a vedere il volto doloroso di Maria rispecchiarsi, in quelle di tante madri che soffrirono per la morte, silenziosa e a distanza, di persone care.
Le vesti strappate nell’angoscia di tante famiglie che videro le loro economie svanire. E infine come nell’agonia di Gesù morto in croce soffocato dallo stesso peso del suo corpo, i pazienti lottavano nelle unità di terapia intensiva e si spegnevano come piccole candele per la mancanza di ossigeno nei loro polmoni, nella totale assenza di un conforto famigliare.
Nell’anno 2020 il Papa pregò da solo in una piazza San Pietro deserta e fu l’iniezione di coraggio di cui la terra aveva bisogno: Non abbiate paura! Il Signore non ci lascia soli nella tempesta. Il dramma della passione non fu mai stato così reale e autentico; la nostra stessa vita non fu mai stata così in attesa e piena di speranza per anche, solo, un piccolo segno di Risurrezione! E poi la fine ci concesse un nuovo inizio. La notte fu dissolta, le tenebre sconfitte. Arrivò l’alba di una nuova creazione…

Il vostro Parroco

Don Gianmarco Pernice

Post recenti
Scrivici

Inviaci una mail per domande e chiarimenti, risponderemo il prima possibile.