Il Sabato Santo è una giornata in cui non c’è nulla, bisognerebbe avere proprio il coraggio di lasciare le nostre chiese foglie, con niente, il messaggio lo dice bene, non ci sia alcun ornamento neppure la tovaglia sull’altare, cosa molto strano. Solo la croce al centro delle nostre chiese. Tutti gli sguardi sono come sospesi in attesa di quello che potrà capitare. E noi lo sappiamo per fortuna che cosa capiterà, ed è appunto la Resurrezione.

Ci accompagna il Sabato Santo la Vergine Maria, lei che non è venuta mai meno, perché ha sempre superato che la vita di questo figlio non si rinchiudesse in un sepolcro. Quindi in questa giornata in cui non c’è niente, solo grande silenzio e grande attesa, occorre avere il coraggio di vivere proprio l’essenzialità, essenzialità che è attendere, aspettare, una preghiera che è una preghiera di quiete che non è però una preghiera disperata perché inizia già ad assaporare a questa vita che riprende.

Infatti tutte le nostre chiese nel pomeriggio del Sabato Santo c’è una sorta di fermento perché si inizia a preparare la Pasqua, ovvero ad accorgersi che la vita di Gesù per dono del padre riprenderà. E allora il Sabato Santo è anche un po’ la giornata del preparare la domenica di Resurrezione, nell’avere quel buongusto perché nella semplicità e nella nobiltà le nostre chiese possano dire la bellezza della Pasqua. E in un certo senso già a predisporre il cuore alla gioia e alla festa del giorno dopo: e soprattutto accorgersi che noi potremmo celebrare bene la Pasqua se abbiamo il coraggio di creare nelle nostre chiese una notte che però viene rischiarata dalla luce del cero Pasquale.

Il colore del Sabato Santo direi che è un non colore: non c’è colore liturgico il Sabato Santo. Il non avere colori nella nostra vita, a noi sembra a volte un po’ una disperazione. In realtà noi possiamo gustare la bellezza dei colori solo nella misura in cui ogni tanto questi colori li togliamo. Allora io suggerirei proprio il Sabato Santo di avere il coraggio di togliere i colori in modo da prepararsi ad accogliere poi bene il bianco luminosissimo e trapunto d’oro della Pasqua di Resurrezione.

Sempre nel proprio spazio di preghiera io consiglierei di non tenere il Vangelo aperto ma di tenere il Vangelo chiuso e sopra il Vangelo di appoggiarci la Croce a dire “tutto è compiuto”. Adesso mi metto in attesa di riaprire nuovamente il Vangelo e di riappendere la croce, cioè di riprendere la vita cristiana attraversata dalla bellezza della Resurrezione. Noi abbiamo bisogno, mi permetto di usare una parola un po’ forte, ogni tanto, di “stare nell’assenza di Dio” per gustarne poi un po’ di più la sua presenza. Il Sabato Santo la Chiesa ci chiede di aspettare. E allora aspettiamo. Chiudiamo il Vangelo, sopra il Vangelo ci appoggiamo la croce e rimaniamo in attesa. Non vediamo l’ora che sia la notte del sabato per riaprire il Vangelo, riascoltarlo, per appendere la Croce, magari sotto la croce si può accendere poi una bella candela e mettere un bel mazzo di fiori perché quella croce lì non ha più l’ultima parola sulla nostra esistenza, diventa “una Croce come passaggio per la Pasqua”.

Post recenti
Scrivici

Inviaci una mail per domande e chiarimenti, risponderemo il prima possibile.