Carissimi, Gesù ha appena affermato di essere “la luce del mondo” (Gv 8,12). Durante la festa delle Capanne, Gesù compie un miracolo di sabato andando contro la legge. Ribadendo con quel gesto che «Il sabato è stato fatto per l’uomo, non l’uomo per il sabato» (Mc 2,27), Gesù va oltre la visione dei discepoli nel confronti del cieco nato. Lui vede il cuore proprio come Dio disse al profeta Samuele: «Non guardare al suo aspetto né all’imponenza della sua statura. Io l’ho scartato, perché io non guardo ciò che guarda l’uomo. L’uomo guarda l’apparenza, il Signore guarda il cuore» (1 Sam 16,7). Gesù fa’ del fango richiamando la creazione di Adam. Gesù manda il cieco a lavarsi nella piscina di Siloe, dove i sacerdoti prendevano l’acqua per i rituali e il cieco torna a vedere ma gli altri, vicini a lui, non lo riconoscono. Mentre il cieco da testimonianza alla verità, i custodi della tradizione della Torah, colpiti nel loro orgoglio, scacciano fuori il cieco. Gesù non lascia solo il cieco, lo cerca e il cieco crede. Il racconto della guarigione del cieco nato, porta noi cristiani a una bella e gioiosa responsabilità di testimonianza e di fede. La frase: “Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo”, ci coinvolge. Siamo noi battezzati che dobbiamo, con l’aiuto dello Spirito Santo, tenere accesa la Luce con la testimonianza quotidiana. Finché nel mondo, anche solo una persona terrà il cuore aperto a Lui, ci sarà speranza perché l’Amore di Dio potrà ancora agire.

Il cieco nato ha saputo cogliere il grande dono fatto da Gesù, rivedere con gli occhi del cuore, assaporare l’amore di Dio e portare testimonianza, nonostante la chiusura, la superficialità, la solitudine che si è creata attorno a lui. Adesso che ci vede riconosce che Gesù è la Via, la Verità, la Vita. Ecco la Chiesa secondo il cuore di Dio, ecco manifesta la sua logica, evidente il suo progetto, indicata la strada maestra. Siamo entrati nel deserto per scegliere, per scoprire nel profondo la nostra identità, come il Maestro Gesù ha scelto che tipo di Messia essere, che percorso interiore fare. E se, durante il deserto, scopriamo di essere fragili o ciechi o incapaci, se ci accorgiamo, di non essere soddisfatti della nostra vita, ecco che il Signore sorride e ci dice: nonostante i tuoi limiti, attraverso la tua povertà io ti rendo libero e testimone, discepolo e maestro delle cose di Dio. Così come Dio sceglie il piccolo Davide, il minore dei figli di Iesse relegato a fare il pastorello, perché Dio guarda il cuore, non i nostri muscoli esteriori e interiori, anche noi siamo scelti, dentro i nostri limiti, per dare gloria a Dio. L’uomo è cieco ma Dio ci vede benissimo. Quante volte abbiamo l’impressione che Dio sia cieco? Che non veda la sofferenza degli uomini, che non si chini a vedere le mie difficoltà? Dio ci vede benissimo, noi, spesso, no. La nostra miopia interiore, la nostra cecità, ci fa esprimere giudizi affrettati, ingiusti nei confronti di Dio. Gesù ci svela il volto di un Dio misericordioso, attento, delicato, rispettoso, che conosce e guarisce le nostre miserie interiori.

Il miracolo conduce il cieco a un’altra luce, ben più profonda. Le domande che Gesù gli rivolge, portano a una conclusione: sì ora può vedere chiaramente che Gesù è il Messia, il Figlio dell’uomo. Non chiudiamoci nei pregiudizi e nella vergogna della nostra fede: sappiamo che tutta la luce che abita nel nostro cuore è dono della tenerezza di Dio. Accogliamo la sfida, fratelli, non opponiamo resistenza alla luce, lasciamo le dita di Gesù toccare i nostri occhi e guarirli. Che la nostra vita diventi testimonianza di quest’illuminazione!

Il vostro Parroco

Don Gianmarco Pernice

Post recenti
Scrivici

Inviaci una mail per domande e chiarimenti, risponderemo il prima possibile.