I Quaresima: “il mio Deserto”

Carissimi,

Nella prima domenica di quaresima, ogni anno, la liturgia ci propone il brano del vangelo delle “tentazioni di Gesù nel deserto”.
Il nostro cammino di risurrezione deve inevitabilmente partire dal nostro quotidiano, ed ecco il primo passo: accorgerci dei nostri deserti. Siamo all’inizio della vita pubblica di Gesù, l’evangelista Matteo ci annuncia la missione del Battista al Giordano, la necessaria conversione “perché il regno dei cieli è vicino”, il pellegrinaggio di Gesù che “dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni per farsi battezzare da lui”. Un battesimo che Giovanni cerca di ostacolare e che dà luogo al riconoscimento del Padre: “questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento”. Immediatamente dopo “Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto”.
Il Figlio Amato, perfettamente uomo, come ciascuno di noi, vive l’esperienza della solitudine, dello sconforto, della ricerca di un significato del suo pellegrinaggio terreno, e tutto questo per volontà dello Spirito che lo conduce sulla strada del deserto.
Passano “quaranta giorni e quaranta notti” nel silenzio di Dio ed ecco il momento della tentazione, l’esperienza del vuoto, della mancanza di significato. Le tentazioni del nostro oggi: il possedere, l’essere, il potere, sono perfettamente identiche a quelle di Gesù nel deserto.
Il tentatore si avvicina astutamente al nostro quotidiano, nessuno di noi è vaccinato dalle tentazioni. “Di’ che queste pietre diventino pane”. La ricerca della felicità nel possedere mille e mille cose, ben più presente oggi che ai tempi di Gesù. La nostra società basata sul consumo trasforma ogni uomo in un potenziale cliente. Un’attenta e perversa comunicazione rende tutto necessario, indispensabile per essere accettati e stimati dalla comunità degli uomini. Ipotechiamo il nostro presente e il nostro futuro pur di non essere emarginati dalla folla di sconosciuti che ci circonda. “Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù…”
Se tu sei: dimostralo! La visibilità mi fa esistere: ecco un altro moderno deserto di solitudine e d’infelicità. Se non sei “social” rischi di non esistere. Quanti “amici” hai su Facebook? Quanti “mi piace” hai collezionato oggi? Sei riuscito a stupire il mondo con qualche pubblicazione originale? Quanti followers hai collezionato?
Ruotiamo intorno a una galassia inconsistente di ricerca di consensi. Ecco un’altra tentazione: il tentativo di stupire per rimanere a galla in un oceano d’indifferenza. “Tutte queste cose io ti darò se mi adorerai”.
Esercitare il potere sul mondo, sottomettere i piccoli, i deboli, emergere ad ogni costo.
Non è necessario essere capi di stato, basta essere in due per sottomettere il fratello. Rileggiamo le relazioni nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità, nei nostri gruppi, sul posto di lavoro… Quanti fra noi indossano il grembiule del servizio e s’inginocchiano a lavare i piedi ai fratelli. Quanti si mettono al servizio dell’altro senza l’ambizione di emergere, di farsi adulare, adorare…

     Il vostro Parroco

Don Gianmarco Pernice

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